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Il giudice non può giudicare la scelta del genitore di trasferirsi per lavoro.

di fronte alle scelte insindacabili sulla propria residenza compiute dei coniugi separati, i quali non perdono, per il solo fatto che intendono trasferire la propria residenza lontano da quella dell'altro coniuge, l'idoneità ad essere collocatari dei figli minori, il giudice ha esclusivamente il dovere di valutare se sia più funzionale al preminente interesse della prole il collocamento presso l'uno o l'altro dei genitori, per quanto ciò incida negativamente sulla quotidianità dei rapporti con il genitore non collocatario: conseguenza, questa, comunque ineluttabile, sia nel caso di collocamento presso il genitore che si trasferisce, sia nel caso di collocamento presso il genitore che resta".

Così ha ribadito la Cassazione Civile, sez. I, ordinanza, 6 ottobre 2021, n. 27142.

 
Il riconoscimento dell’assegno di divorzio in favore dell’ex coniuge, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, richiede l’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge istante e dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, applicandosi i criteri equiordinati di cui alla prima parte della norma, i quali rappresentano il parametro cui occorre attenersi per decidere sia sulla attribuzione sia sulla quantificazione dell’assegno.
 
Il giudizio deve essere espresso alla luce di una valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito alla conduzione della vita familiare ed alla formazione del patrimonio comune, nonché di quello personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio ed all’età dell’avente diritto. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. VI, ordinanza 10 agosto 2021, n. 22602.

 

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno stabilito che «al fine di trasferire immobili (da un coniuge all’altro o a favore dei figli) in sede di separazione o divorzio, è sufficiente l’atto giudiziario che ratifica l’accordo di separazione o di divorzio, non essendo invece più necessario l’intervento del notaio».
 
Fonte : Cass. civ., Sez. Un., 29 luglio 2021, n. 21761

 

I fabbricati realizzati senza permesso di costruire o con difformità essenziali possono fruire dell’agevolazione fiscale cd Superbonus al centodieci percento?

Si.

Il Ministero dell’Economia e Finanze, ha chiarito che è possibile ottenere il Superbonus 110% anche per i lavori edilizi agevolati da eseguire sugli immobili abusivi, ma a precise condizioni. Ha anche preannunciato la prossima pubblicazione di una circolare dell’Agenzia delle Entrate per chiarire i dubbi sul tema.

Tanto è chiarito dalla circostanza che secondo il MEG l’ingegnere, l’architetto o il geometra non è tenuto a dichiarare se l’immobile è regolare o meno. Dunque cadono anche le responsabilità per i tecnici.

Naturalmente l’abuso edilizio resta tale non è sanato dal generoso contributo statale.

Dunque non è possibile ottenere la sanatoria.

 

Il figlio va affidato solo al papà se la madre ostacola il rapporto.

Per la Cassazione, il figlio va affidato in via esclusiva al padre se la madre non rispetta il diritto del minore alla bigenitorialità ed è incapace di ascoltare i bisogni del minore.

Affido esclusivo al padre se la madre non si dimostra collaborativa e nonostante le varie occasioni e la fiducia accordata continua a tenere un atteggiamento ostile finalizzato a impedire il rapporto padre e figlio.

Il giudice ha deciso ma solo sulla base della condotta della madre, totalmente incentrata su di sé e incapace di ascoltare e comprendere i bisogni del minore.

Questo quanto emerge dall'ordinanza n. 25339/2021 della S.C. di Cassazione.

 

Come provare di avere usucapito la quota degli altri comproprietari?

Il comproprietario che voglia dimostrare di avere usucapito la quota degli altri comunisti deve dimostrare di averla posseduta "uti dominus" e non più "uti condominus", senza che possa considerarsi sufficiente che gli altri partecipanti si astengano dall'uso della cosa comune. Può così usucapire la proprietà esclusiva della cosa comune solo possedendola con animo domini, per il tempo necessario, in modo inconciliabile con la possibilità di fatto di un godimento comune.