Civilista e Divorzista a Santa Maria Capua Vetere, Caserta

TRIBUNALE ORDINARIO DI CASSINO

SEZIONE LAVORO

Il Tribunale di Cassino, in funzione di giudice del lavoro, in persona del giudice Antonio Tizzano, ha pronunciato, a scioglimento della riserva adottata all’udienza del 14 dicembre 2016, la seguente

ORDINANZA

nella causa in materia di lavoro, iscritta al n° 459/2015 r.g.l., vertente tra Di Z. G. (ricorrente), con l’avv. Cocozza Angelo, e Impresa Di C. G. S.r.l. (resistente), con l’avv. C. L.,

FATTO E DIRITTO

Con ricorso ex art. 1, comma 48, L. 92/2012, depositato il 5.3.2015, G. Di Z. ha adito questo Tribunale, in funzione di giudice del lavoro, chiedendo dichiararsi nullo, illegittimo e comunque privo di giustificato motivo oggettivo il licenziamento intimatogli, con lettera del 28.8.2014, e condannarsi la società Impresa di C. G. S.r.l. alla propria reintegrazione nel posto di lavoro, con medesime mansioni e qualifica, ed alle ulteriori conseguenze previste dalla legge o condannarsi, in via subordinata, la stessa società alla reintegrazione “attenuata” ed alle ulteriori conseguenze previste dalla legge, in ogni caso oltre al versamento dei contributi assistenziali e previdenziali dalla data del licenziamento a quella dell’effettiva reintegra.

Il ricorrente ha premesso in fatto le seguenti circostanze:

- egli è stato assunto dall’Impresa di C. G. S.r.l. in data 1.6.2009, “con qualifica di operaio, livello 2” e mansioni di muratore, in forza del “CCNL per i dipendenti delle imprese edili” ed è stato impiegato presso il cantiere di Spigno Saturnia (LT);

- in data 28.8.2014, la società gli ha intimato il licenziamento “per soppressione del posto di lavoro”; si legge, nella comunicazione, che la decisione “è riconducibile alla definitiva cessazione dell’attività di officina con conseguente esternalizzazione dei servizi in essa svolti”

 

Ciò premesso, ha dedotto l’insussistenza del giustificato motivo oggettivo facendo rilevare, in special modo:

- che, in data 28.4.2014, la società gli ha comunicato una variazione dell’inquadramento contrattuale “a far data dal 01.05.2014”, con il passaggio da mansioni di carattere generico, quelle di operaio-muratore, a mansioni di carattere specifico, e della sede di lavoro, “presso Spigno Saturnia (LT)”, al solo fine di precostituire i presupposti su cui fondare “da lì a breve” il contestato licenziamento;

- che, dopo aver ricevuto l’atto stragiudiziale di impugnazione del licenziamento, la società gli ha offerto una nuova assunzione “con contratto a tempo indeterminato full-time III livello CCNL metalmeccanico, con mansioni di saldatore” essendosi aggiudicata una commessa di lavori di manutenzione della rete idrica per conto di “ACEA ATO 5-Lazio Meridionale”.

 

Instaurato ritualmente il contraddittorio, l’Impresa di C. G. S.r.l. si è costituita in giudizio tardivamente, ossia oltre il termine “non inferiore a cinque giorni prima” dell’udienza di comparizione delle parti di cui all’art. 1, comma 48, L. 92/2012 e questo Tribunale, con ordinanza depositata in data 21.12.2015, ha dichiarato “inammissibile la costituzione di parte resistente” e disposto l’estromissione dell’atto di costituzione in giudizio dal fascicolo informatico a cura della cancelleria “con la conseguenza che la parte potrà esporre in udienza le proprie argomentazioni difensive”.

Parte resistente ha fatto rilevare, preliminarmente, l’inapplicabilità del rito introdotto dalla L. 92/2012 per carenza del requisito dimensionale e, nel merito, la legittimità del licenziamento per le seguenti ragioni:

- il ricorrente ha svolto sempre “mansioni di manutentore o saldatore”;

- le attività di officina e manutenzione sono effettivamente cessate e sono svolte attualmente da ditte esterne;

- alla data del licenziamento l’impresa “aveva tutti i cantieri con personale completo” (verbale udienza del 27.1.2016).

 

Quindi, assunti gli atti istruttori indispensabili, all’udienza del 14.12.2016, il Tribunale si è riservato.

***

La controversia ha ad oggetto l’accertamento della illegittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo intimato al sig. Di Z. G. con comunicazione del 27.8.2014. Parte ricorrente deduce la mancanza del giustificato motivo oggettivo come indicato e la violazione dell’obbligo di repechage.

  1. Sull’eccezione di inapplicabilità del rito introdotto dalla L. 92/2012, questo Tribunale si è già pronunciato, con ordinanza depositata in data 21.12.2015.

 

Esaminati gli atti e rilevato, infatti, che “- dalla visura storica della società resistente del 2.9.2015 risulta che la media degli occupati nel corso dell’anno 2014 e nell’anno 2013 sia superiore alle 30 unità;

- dallo stesso documento risultano due unità locali, quella di Spigno Saturnia (LT), aperta in data 11.12.2006, e quella di Gaeta (LT), aperta in data 29.6.2004 e chiusa in data 30.9.2004”, considerato, perciò, sussistere il requisito dimensionale richiesto ai fini dell’applicazione dell’art. 18 Stat. Lav., l’eccezione è stata disattesa.

  1. In ordine al licenziamento per giustificato motivo oggettivo, la giurisprudenza di legittimità ha chiarito che il giudice non può sindacare la scelta dei criteri di gestione dell’impresa, espressione della libertà di iniziativa economica tutelata dall’art. 41 Cost., e che il controllo deve riguardare le seguenti circostanze:

- se il riassetto organizzativo operato dall’imprenditore sia effettivo e non pretestuoso, ossia realmente esistente al momento della comunicazione del provvedimento (vd., ex multis, Cass. 3040/2011; per la legittimità del licenziamento allorché la riorganizzazione aziendale sia finalizzata ad una gestione più economica anche se il riassetto sopravvenga nel corso o al termine del periodo di preavviso, vd. Cass. 3848/2005);

- se il datore di lavoro abbia verificato l’impossibilità di una diversa e proficua utilizzazione del lavoratore nell’ambito dell’organizzazione aziendale (c.d. obbligo di repêchage) (cfr., Cass. 6559/2010 e Cass. 19616/2011);

- se la scelta del lavoratore da licenziare sia avvenuta osservando le regole di correttezza e di buona fede di cui all’art. 1175 c.c., al quale deve essere informato ogni comportamento delle parti del rapporto obbligatorio e, quindi, anche il recesso di una di esse, e il divieto di discriminazioni;

- se il datore abbia rispettato il preavviso o corrisposto la relativa indennità sostitutiva.

 

Ancora, la giurisprudenza della Suprema Corte ha precisato che se nel breve periodo successivo al licenziamento l’imprenditore effettui nuove assunzioni in mansioni equivalenti a quelle del lavoratore licenziato opera una presunzione di illegittimità del licenziamento (Cass. 12548/1997 ove si legge che “In caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, ove nel breve periodo successivo si addivenga a nuove assunzioni, per ritenere raggiunta la prova della “inutilizzabilità aliunde” del lavoratore licenziato, il cui onere grava sul datore di lavoro, è necessario che questi indichi le mansioni affidate ai nuovi assunti specificando le ragioni per cui esse non siano da ritenersi equivalenti a quelle svolte dal lavoratore licenziato”).

Sul versante probatorio, incombe sul datore l’onere di dimostrare l’effettività del motivo oggettivo addotto, il nesso causale con il licenziamento con riferimento anche all’attività in concreto svolta dal lavoratore licenziato, l’impossibilità di utilizzazione del lavoratore medesimo in altre mansioni compatibili nonché il rispetto dei principi di correttezza e buona fede; viceversa, incombe sul lavoratore l’onere di dimostrazione circa l’eventuale intento discriminatorio e di allegazione circa le eventuali nuove assunzioni effettuate successivamente al proprio licenziamento (vd., ex plurimis, Cass. 6559/2010 e Cass. 7474/2012).

  1. Fatte queste opportune puntualizzazioni, a giustificazione del licenziamento in esame è stata indicata la “definitiva cessazione dell’attività di officina con conseguente esternalizzazione dei servizi in essa svolti”.

 

Più esattamente, nella comunicazione indirizzata al dipendente (all. 3 al fasc. ricorrente) si legge:

- che l’azienda “ha deciso di cessare ogni attività di manutenzione e costruzione di strutture metalliche, con chiusura definitiva dell’officina meccanica” dove il sig. Di Z. G. era impiegato;

- che tale decisione è stata adottata “per riorganizzare l’azienda ed ha comportato l’esternalizzazione dei servizi sussidiari e non necessari che sono stati definitivamente affidati ad una ditta specializzata”;

- che l’azienda “a causa del consistente decremento di fatturato subito negli ultimi anni, non può più espletare tali lavorazioni e servizi manutentivi, internamente. Infatti le attività dell’officina meccanica negli ultimi due anni si sono ridotte drasticamente ma al contempo i costi di gestione sono aumentati”;

- che essendo la mansione espletata dal sig. Di Z. G. “specifica” e non essendovi, in azienda, posizioni libere compatibili con il suo profilo professionale non vi è possibilità di utile reimpiego “in altri cantieri”.

 

Figurano, agli atti, altresì:

- i prospetti paga di aprile 2014 da cui si evince l’inquadramento come “Operaio qualificato 2^ liv. MURATORE” e di agosto 2014 da cui si evince il nuovo inquadramento come “Operaio 3’ Livello MURATORE” (all. 2);

- la comunicazione datata 28.4.2014 di “Variazione inquadramento contrattuale e sede di lavoro” nella quale si legge che “a far data dal 01.05.2014, il suo rapporto di lavoro sarà regolamentato dal CCNL ‘Industria Metalmeccanica’,…

 La sua nuova sede di lavoro sarà presso Spigno Saturnia (LT)…

 Il suo nuovo inquadramento sarà di operaio di 3^ livello del CCNL ‘Industria Metalmeccanica’;…” (all. 5);

- l’impugnazione stragiudiziale del licenziamento datata 11.9.2014 (all. 4);

- la proposta di assunzione del 14.10.2014 nella quale si legge che “in data 01.09.2014 l’Impresa Di C. G. srl si è aggiudicata una commessa di lavori di manutenzione rete idrica per conto di ACEA ATO 5 – Lazio Meridionale…” e che “…, essendo Lei in possesso delle conoscenze e professionalità richieste per l’attività appaltata, siamo lieti di comunicarle la volontà dell’azienda di assumerla con contratto a tempo indeterminato full-time III livello CCNL metalmeccanico, con mansioni di saldatore…” (all. 6).

 

Gli esiti istruttori, complessivamente valutati, non avvalorano l’effettività del giustificato motivo oggettivo.

Se, infatti, i testi Guglielmo, Pinto e Fedele confermano la cessazione delle attività di officina, sulla esternalizzazione di tali attività, le testimonianze sono in contraddizione.

In realtà, il primo teste non è stato in grado di offrire elementi informativi utili.

Il teste, che ha lavorato per conto “della Cedat, società di elaborazione dati che poi è cessata, che teneva le scritture contabili della società resistente, nel periodo dal 2002 al 30.10.2014” e che “attualmente” collabora, sia pur saltuariamente, con la società resistente “per attività di consulenza per la gestione del personale”, ha dichiarato di aver curato “la trasmissione della chiusura della posizione assicurativa territoriale INAIL riguardante lo stabilimento nel quale lavorava il ricorrente, sito in Spigno Saturnia” e, sulla esternalizzazione, si è limitato a dire che “il capannone è chiuso e che ci sono dei subappalti in essere” ma di non conoscere “nello specifico” la situazione.

Il teste Pinto, dipendente della società in qualità di geometra e direttore tecnico, ha confermato la cessazione delle attività escludendo, però, l’esternalizzazione a cui la società ha fatto riferimento nella comunicazione di licenziamento.

Fedele, che ha lavorato per la società resistente in qualità di ingegnere dal 2002 fino al 30 giugno 2015, ha dichiarato che “dall’agosto in avanti l’attività di officina è stata chiusa” e, diversamente dal teste precedente, che “Per tale attività la società si è avvalsa di ditte esterne, quali la C.E. S.r.l. di Spigno Saturnia (LT)”.

In termini piuttosto vaghi si è espresso De Caprio (“Non sono a conoscenza del fatto se l’attività di officina sia stata affidata dopo il licenziamento a ditte esterne. Che io sappia, l’officina è stata chiusa”).

Ora, se si tiene conto dell’evidenziata contraddizione e delle seguenti circostanze:

- la proposta di assunzione “a tempo indeterminato full-time III livello CCNL metalmeccanico” per “mansioni di saldatore”, ovvero per le stesse mansioni in relazione alle quali era stato intimato il licenziamento “per soppressione del posto di lavoro” e “definitiva cessazione dell’attività di officina”, proposta fatta al ricorrente dopo l’impugnativa stragiudiziale del licenziamento (vd., rispettivamente, gli all.ti 6 e 4 del fasc. Di Z. G.);

- il riferimento, nella proposta di assunzione, all’acquisizione di una “commessa di lavori di manutenzione rete idrica per conto di ACEA ATO 5 – Lazio Meridionale nell’intero territorio della provincia di Frosinone” in data “01.09.2014”, a distanza di pochi giorni dalla comunicazione del licenziamento (28.8.2014) avente effetto dal 1.9.2014,

 

proprio la cronologia degli eventi e, segnatamente, il brevissimo lasso temporale tra l’atto di recesso datoriale e la ripresa dell’attività rende poco probabile l’effettiva e “definitiva cessazione dell’attività di officina con conseguente esternalizzazione dei servizi in essa svolti” qual è stata dichiarata.

Inoltre, sullo svolgimento, da parte del sig. Di Z. G., durante il proprio rapporto di lavoro, anche dell’attività di muratore, presso i cantieri edili aperti dall’impresa, rilevante ai fini del repechage, sono stati acquisiti sufficienti elementi di riscontro.

Mentre i testi Pinto e Fedele hanno dichiarato che il ricorrente ha sempre lavorato in officina svolgendo mansioni di saldatore e di meccanico, i testi Sofia e De Caprio hanno fornito versioni diverse.

Così, il teste Sofia ha dichiarato in merito:

“Il ricorrente svolgeva sia le mansioni di saldatore sia quelle di meccanico; con riferimento a queste ultime, si occupava di riparazione dei mezzi aziendali come escavatori, autocarri, gruppi elettrogeni, etc… Io, come il ricorrente, lavoravo nel capannone aziendale sito in Spigno Saturnia (LT) e quando occorreva andavo a lavorare su cantieri edili che si trovavano nella città di Roma e dintorni… Siamo andati a lavorare spesso su questi cantieri, sia d’inverno che d’estate ma non ricordo esattamente la loro durata”. Il teste ha aggiunto che negli ultimi tre mesi prima del licenziamento sarebbe stata imposta al sig. Di Z. G. una variazione dell’inquadramento contrattuale, da “operaio edile specializzato” in “metalmeccanico”. Il teste De Caprio, assunto “ad aprile o maggio del 2012”, sul punto, ha dichiarato:

“Il ricorrente era inquadrato come operaio edile e inizialmente lavoravamo in settori diversi. Lui lavorava in cantieri edili a Roma mentre io lavoravo da solo nell’officina della sede di Spigno Saturnia (LT) con mansioni di metalmeccanico;… Poiché c’era necessità di un aiuto in officina, il ricorrente è stato chiamato a dare una mano. Questo è avvenuto dopo circa un mese. Una volta realizzate le tubazioni, io con i colleghi Sofia e Di Z. G. ci recavamo presso il cantiere di Fontenuova, sempre in prossimità della città di Roma, per montare i pezzi… Per quanto riguarda il ricorrente, questo tipo di attività è proseguito, in via esclusiva, fino al termine del rapporto di lavoro… ADR Da quel che so, il ricorrente nei cantieri edili svolgeva attività di muratura”. Richiesto di maggiori chiarimenti sul genere di lavori che il ricorrente avrebbe svolto presso i cantieri edili, il teste non è stato, però, in grado di offrirne limitandosi a dire di essere stato – senza ricordare precisamente se “uno o più giorni” – “sul cantiere di Fontenuova… con l’ingegnere dell’impresa per prendere le misure delle tubazioni”, che, in quella occasione, il sig. Di Z. G. li ha raggiunti “da una zona vicina nella quale stava lavorando per dare una mano” e che nei giorni precedenti ha visto Di Z. G. “sempre in quel cantiere fare lavori di muratura…”.

A suffragare questi elementi è il dato formale e documentale consistente nell’inquadramento quale “Operaio qualificato 2^ liv. MURATORE” fin dall’assunzione, il 1.6.2009, e nella comunicazione di variazione dell’inquadramento contrattuale con passaggio all’inquadramento di “operaio di 3^ livello” del CCNL “Industria Metalmeccanica” risalente a circa quattro mesi prima del licenziamento (rispettivamente, all.ti 2 e 5 del fasc. Di Z. G.).

Tutto ciò consente a questo Tribunale di ritenere che il ricorrente abbia svolto fin dal principio l’attività di muratore e che, successivamente, egli sia stato impiegato anche in officina, in ausilio al sig. De Caprio, presumibilmente a decorrere dal mese di maggio o giugno del 2012, tenuto conto di quanto dichiarato dallo stesso De Caprio.

Ad opinare diversamente, sarebbe difficile sostenere sul piano logico una  regolarizzazione dell’inquadramento contrattuale, come “operaio di 3^ livello” del CCNL “Industria Metalmeccanica”, intervenuta a distanza di ben cinque anni dalla data di assunzione.

Appare, allora, circostanza sospetta la variazione dell’inquadramento del sig. Di Z. G. così come la sua assegnazione alla “nuova sede di lavoro”, l’officina di Spigno Saturnia (LT), peraltro avvenute solo quattro mesi prima dell’intimato licenziamento, sintomatiche di un inquadramento e di un’adibizione ad hoc del lavoratore in funzione della successiva soppressione del posto.

In definitiva, gli esiti istruttori evidenziano la “manifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento per giustificato motivo oggettivo” sicché trova applicazione, nella fattispecie, la tutela reintegratoria c.d. attenuata di cui all’art. 18, comma 7, L. 300/1970, come modificato dall’art. 1, comma 41, L. 92/2012, che rimanda per l’ipotesi in questione alla disciplina del 4° comma. Il riferimento che il ricorrente fa, in via principale, alla tutela reintegratoria c.d. piena, nei casi di licenziamento per motivi economici, è, in base all’interpretazione della normativa di riferimento, palesemente erroneo.

Per i motivi esposti, va accolta la domanda di applicazione della tutela reintegratoria c.d. attenuata.

Deve essere, quindi, annullato il licenziamento e condannata la società resistente alla reintegrazione di Di Z. G. nel posto di lavoro nonché al pagamento, in suo favore, di un’indennità risarcitoria commisurata all’ultima retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello dell’effettiva reintegrazione, nella misura massima prevista, di dodici mensilità, oltre al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dal giorno del licenziamento fino a quello della effettiva reintegrazione, il tutto oltre accessori come per legge.

Le spese di giudizio, liquidate in complessivi € 2.500,00, oltre IVA e CPA ed oltre al rimborso delle spese forfettarie nella misura normativamente stabilita, con distrazione, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Il Tribunale di Cassino, in funzione di giudice del lavoro, definitivamente pronunciando, disattesa ogni diversa istanza, eccezione e deduzione:

- accoglie il ricorso con l’annullamento del licenziamento di Di Z. G. e la condanna della società resistente alla sua reintegrazione nel posto di lavoro ed al pagamento, in suo favore, di un’indennità risarcitoria commisurata all’ultima retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello dell’effettiva reintegrazione, nella misura massima prevista, di dodici mensilità, oltre al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dal giorno del licenziamento fino a quello della effettiva reintegrazione, il tutto oltre accessori come per legge;

- condanna la società resistente al pagamento, in favore di Di Z. G., delle spese di lite, liquidate in complessivi € 2.500,00, oltre IVA e CPA ed oltre al rimborso delle spese forfettarie nella misura normativamente stabilita, con distrazione.

 

Così deciso in Cassino il 4.1.2017

                                                                                IL GIUDICE

                                                                            Antonio Tizzano

STUDIO LEGALE avv. ANGELO COCOZZA
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